Serravalle e dintorni...

I PREDONI DEL PO
LA  PROVINCIA DI ROVIGO HA CONCESSO 30 LICENZE A CITTADINI DELL'EST
- AGISCONO DI NOTTE E PRESIDIANO GLI ARGINI PER BEFFARE I CONTROLLI -

 


 

Rovigo. Sono una trentina i rumeni titolari di licenza di pesca professionale residenti in Polesine. Quasi tutti, con base ad Adria e dintorni. La metà dichiara di abitare a Borgo Fiorito, il vero e proprio quartier generale dei predoni, lungo l’argine del grande fiume, tra Mazzorno Sinistro e Cavanella Po. Trenta persone autorizzata dalla provincia ad “operare” sui nostri fiumi. Dove, però, agiscono fuori da ogni regola.

E oltre ogni controllo. Marcarli - ammette la stessa polizia provinciale - è impossibile. Perché si mettono al lavoro quasi sempre la notte. Non solo: sono una rete molto organizzata, oltre ai titolari di licenza, ci sono i collaterali. Altri pescatori, senza documenti. E poi guardie, vedette, sentinelle. Persone che pattugliano gli argini, pronti a dare l’allarme ad ogni avvisaglia di controllo. C’è chi parla di 400 persone in servizio effettivo dal Mantovano al Delta, su entrambi i lati del grande fiume. “Impossibile stimare quanti siano. Di certo è un fenomeno in espansione”, dice Monica Attolini, responsabile delle guardie provinciali. Insomma: un’organizzazione militare. Sono molti, del resto, a dire che di mezzo ci siano ex militari del Patto di Varsavia che, dopo il crollo del sistema sovietico, si sono reinventati nel settore ittico. Fino a diventare veri e propri predoni. E batterli è quasi impossibile.

I rapporti della polizia provinciale parlano chiaro. Negli ultimi cinque anni, gli agenti di palazzo Celio sono riusciti a sequestrare soltanto tre elettrostorditori, le pistole a impulsi elettrici che, sulla fauna ittica, hanno l’effetto di una bomba atomica. Ammazzano o stordiscono tutto quello che si trova sotto di loro, portando a galla il pesce che, a quel punto, si prende con le mani senza troppa fatica. L’ultima medaglia sul petto dei provinciali è il ritiro della licenza professionale ad un cittadino rumeno considerato il numero uno della gang di Borgo Fiorito. Ma per uno rimasto senza permesso, ce ne sono altri 29 autorizzati a continuare a pescare. Più gli irregolari. E poi, chi lo dimostra che questa persona, dopo che la sua licenza è diventata carta straccia, abbia appeso “la lenza” al chiodo? Figuriamoci: neanche ha pagato le multe.

Tre cartelle, 136 euro l’una. Raddoppiate perché scadute. Totale 816 euro. La provincia non li ha mai visti. “Abbiamo avviato la procedura di riscossione”, dice la Attolini. Ma sperare di ottenere qualcosa è un’utopia: su 46mila euro di multe elevate tra Polesine e ferrarese negli ultimi anni, ne sono stati incassati sono 4.500.

L’evasione è del 90%. “Il problema è che siamo pochi, e fino ad ora potevamo operare solo di giorno”, dice ancora la Attolini. In servizio, 12 vigili effettivi più 15 guardie volontarie, quasi tutti giovani.

Ora la provincia, guidata da Marco Trombini, ha messo in cima alle priorità il contrasto al bracconaggio nei fiumi, e ha destinato maggiori risorse per pagare gli straordinari. Gli agenti, dalla primavera, usciranno anche di notte. Ma sono, in tutto, 27. Meno dei soli pescatori ufficiali. A disposizione, soltanto tre imbarcazioni. A fronte di una rete idrica da pattugliare potenzialmente sterminata. Perché il Po è solo la punta dell’iceberg: il vero fronte aperto è quello delle “acque secondarie”. Canalbianco, Collettore Padano, e giù giù fino all’ultimo fossato. Il regno di nessuno dove i predoni dettano legge.

Marco Randolo - La voce di Rovigo


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