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OGNI SETTIMANA 35 QUINTALI DI PESCE PRENDONO LA STRADA DELL'EUROPA DELL'EST
IL PO E' UN DISASTRO AMBIENTALE
- I BRACCONIERI SONO EX MILITARI CHE HANNO DISTRUTTO IL DANUBIO -


Pesce sequestrato

Rovigo. Trentacinque quintali di pesce, ogni settimana, salutano il Polesine e si avviano verso le tavole dell’Est Europa, Ungheria e Romania soprattutto. Nelle reti ci finiscono, carpe, cefali e breme. Ma è il gigante dei fiumi a fare la parte del leone: il siluro, la preda più ambita. “Il pesce maiale, carne povera che viene rivenduta a pochi euro”, spiega chi se ne intende.

Dunque, per fare girare il business, che vede attive nella nostra provincia vere e proprie bande organizzate, bisogna puntare sulla quantità. La prova? Nascosta lungo gli argini, dalle parti di Cavanella Po, frazione di Adria sulla sponda del grande fiume. Qui c’è la centrale operativa: grandi container in cui viene stoccato il pesce. Poi, ogni due o tre giorni, parte un tir. Direzione Europa dell’Est. “E’ un disastro ambientale in piena regola - dice il presidente della provincia Marco Trombini - che non riguarda soltanto il Po ma che si espande anche ai canali secondari e di scolo”.

E che vede Rovigo al centro di un’area di bracconaggio che si estende a Mantova e Ferrara e inizia a interessare il Veronese. Questa è la stagione migliore: con i canali tenuti bassi dalla Bonifica, il pesce si concentra e catturarlo è uno scherzo. Basta una licenza professionale da 50 euro, rilasciata dalla provincia, per poter pescare senza troppi problemi. E le forze dell’ordine possono fare ben poco.

Perché anche se tutti sanno che molti pescano con elettrostorditori, e sono stati rinvenuti barili di agenti chimici con cui avvelenare l’acqua per poter prendere i pesci a galla, senza troppa fatica, coglierli sul fatto è quasi impossibile. Non pescano da riva, ma si avventurano nel grande fiume con le barche, spesso anche di notte. D’accordo, la forestale è mobilitata 24 ore su 24, sette giorni su sette: sequestra reti e mezzi, fa multe (che poi nessuno paga: il 90% resta insoluto).

E in campo, ci sono anche le guardie provinciali (“Stiamo raschiando il barile per assegnare loro più fondi: questa è una vera e propria emergenza”, dice ancora Trombini), e i volontari: proprio domani lo stesso Trombini incontrerà i rappresentanti delle associazioni di pesca sportiva per coinvolgere gli appassionati nella vigilanza del territorio. Ma è una lotta impari.

 Anche perché dall’altra parte ci sono veri e propri professionisti, “compresi ex militari del blocco sovietico, reinventatisi in questo campo. Hanno distrutto e depredato il Delta del Danubio, poi là hanno iniziato a perseguitarli e si sono spostati da noi”, svela Trombini. “Tutto quello che possiamo fare è contestare la tracciabilità della carne e sequestrarla perché senza i documenti previsti, o multarli per problemi nel sistema refrigerante dei mezzi”, spiega il capitano dei carabinieri del Basso Polesine Davide Onofrio Papasodaro.

Ma non basta. “Finché non diventerà un reato penale, ma resterà semplicemente amministrativo, non riusciremo a fermarli”, continua Marco Trombini. E la strada maestra per riuscire a farlo è dichiarare il disastro ambientale: è questa - rivela il presidente della provincia - l’indicazione emersa dall’ultimo tavolo sull’ordine e la sicurezza andato in scena in prefettura. “Questa gente non teme le multe. Il giro d’affari permette di ripagarle: l’unico modo per contrastarli è sequestrare le imbarcazioni e gli strumenti per la pesca, e revocare le licenze in caso di recidiva”, dice ancora il numero uno di palazzo Celio.

Vietare preventivamente le licenze, invece, è impossibile. Eppure è proprio questa la richiesta che arriverà sul tavolo della provincia dalla conferenza dei sindaci dell’Ulss 19, su proposta del sindaco di Adria Massimo Barbujani.

“Serve maggior controllo, ma non basta. E’ ora di provvedimenti drastici: fermiamo le licenze professionali ed amatoriali per i cittadini stranieri. Penalizzerà qualche turista, ma almeno salveremo il nostro patrimonio ambientale dai predatori”. “Non si può fare, per legge. Le licenze professionali non le possiamo vietare”, replica Trombini. “E poi - aggiunge - il fenomeno, che inizialmente riguardava solo rumeni e ungheresi, adesso inizia a coinvolgere anche disoccupati italiani, che si accodano per andare a vendere il siluro nei paesi dell’Est”.

“Chi ci guadagna - conclude amaro Bobo - sono i titolari di bungalow e villaggi attrezzati dislocati lungo il Po. Da Polesella a Cavanella, passando per Panarella, Villanova, Corbola, tutti gli spazi sono occupati da questi pescatori”. Intanto, anche questa settimana un paio di Tir faranno rotta verso Est. E l’agonia dei nostri fiumi continua. (Marco Randolo)

La voce di Rovigo


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