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IL TAR DEL VENETO APPROVA: I VIBRATORI SISMICI POTRANNO CERCARE GAS
 


Una macchina vibrante

Adria. Ad Adria, Gavello, Taglio di Po, Villanova Marchesana, Corbola, Papozze ed Ariano nel Polesine inizieranno a tremare: sono in arrivo i vibroseis. Di cosa si tratta? In sostanza il principio è lo stesso di quando, per capire se una botte è piena o vuota, si picchietta con il pugno e se ne ascolta il rumore. Solo che qui non si tratta di una botte, ma dell’intero sottosuolo dell’area compresa in questi comuni ed il picchiettare, attraverso delle piastre meccaniche montate su grossi camion, serve per capire se e quanti idrocarburi siano presenti nel sottosuolo. Anche il “picchiettare” è relativo. Come si legge nello stesso progetto presentato dalla Northsun Italia, la ditta che ha presentato istanza di permesso di ricerca di idrocarburi nel sottosuolo, “il metodo consiste nel fare vibrare una massa di alcune tonnellate appoggiata sul terreno e quindi trasmettere una sollecitazione (a bassa energia e periodo di alcuni secondi) di durata variabile nel tempo. Gruppi (catene) di geofoni registrano poi le onde riflesse dai diversi strati del sottosuolo. La metodologia di indagine è indiretta e di tipo non distruttivo”.

Non si tratta, dunque, di trivellazioni, ma della ricerca con questi metodi di eventuali siti da sfruttare con successive estrazioni. E’ proprio per questo motivo che il Tar del Veneto ha dato ragione alla società con sede a Roma, ma di fatto un guscio vuoto dal 2004, quando è stata acquisita dalla Po Valley Energy, “PVE”, la società australiana che opera nel settore della ricerca, esplorazione e produzione di idrocarburi liquidi e gassosi che ha in mano 2 giacimenti di gas naturale in produzione 3 progetti di sviluppo in corso di realizzazione 5 giacimenti di gas naturale da sviluppare 6 progetti esplorativi per il gas naturale 2 progetti esplorativi per gli idrocarburi liquidi. Quello che interessa da vicino il Polesine è il progetto “La Risorta” che interessa i comuni di Adria, Gavello, Taglio di Po, Villanova Marchesana, Corbola, Papozze ed Ariano nel Polesine in provincia di Rovigo e quelli di Berra, Mesola, Jolanda di Savoia, Codigoro in provincia di Ferrara.

La Regione Veneto aveva detto un secco no, come del resto la Provincia di Rovigo ed il “rischio trivelle” sembrava scongiurato. Tuttavia, la sentenza della Terza sezione del Tribunale amministrativo regionale per il Veneto ha accolto il ricorso contro la Deliberazione della Giunta Regionale del Veneto n. 2808 del 30 dicembre 2013 con la quale si prendeva atto, facendoli propri, il parere n. 425 espresso dalla commissione regionale Via nella seduta del 17/7/2013, ed il n. 447 espresso nella seduta del 6/11/2013, ai fini del giudizio non favorevole di compatibilità ambientale per il rilascio del permesso di ricerca idrocarburi e si esprimeva giudizio non favorevole di compatibilità ambientale per il progetto della Northsun.

Innanzitutto secondo il Tar l’opposizione della Regione sulla base della legge istitutiva del Parco del Delta, considerato che la quasi totalità dei territori interessati dalle attività previste nell’istanza ricade entro il perimetro del parco, che stabilisce che “è vietata la realizzazione di pozzi e impianti per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi nel sottosuolo” , è da ritenersi non valida in quanto i vibroseis non sono pozzi, ma nemmeno impianti in quanto sono strutture mobili.

Per capire meglio cosa siano questi vibroseis, ci aiuta il sito dell’Eni: “Un vibratore sismico è una sorgente di energia utilizzata nei rilievi sismici terrestri, basata sull’immissione nel sottosuolo di un treno d’onda controllato, della durata di 10 ÷ 12 secondi (energia immessa diluita nel tempo). Viene usato un vibratore idraulico, collegato ad una piastra di superficie di circa due m2 e del peso di due tonnellate circa, tenuta sospesa tra gli assi delle ruote di un automezzo speciale del peso di una ventina di tonnellate ed abbassata sul terreno al momento dell’energizzazione. Le registrazioni vibroseis si presentano come treni di forme sinusoidali che non evidenziano la struttura del sottosuolo. Solamente dopo un’operazione matematica (crosscorrelazione tra il segnale registrato e il segnale immesso) si ottiene un segnale sismico analogo a quello formato dalle sorgenti impulsive. I rilievi effettuati con i vibratori sono meno costosi di quelli effettuati con la dinamite, presentano minori problemi organizzativi, possono essere effettuati anche in zone densamente popolate e su strade e autostrade”.

Secondo il tribunale, dunque, la produzione di onde sismiche di tipo ondulatorio è esattamente compatibile con un’area lagunare protetta e, soprattutto, non costituisce un problema per un territorio con gravi problematicità di subsidenza ed a serio rischio idrogeologico.Perché dagli atti non risulta, ma stiamo parlando di un’area che ha già sofferto gli effetti della corsa al gas made in Italy. Inutile ricordare, infatti, quali siano stati i devastanti effetti provocati dalle estrazioni di acque metanifere da parte dell’Eni. Dal 1954 al 1958 furono estratti 230 milioni di metri cubi di metano l’anno, nel ‘59 ne furono estratti 300 milioni. Dal 1951 al 1960 furono misurati abbassamenti mediamente di oltre un metro con punte di due metri e nel 1961 il Governo dispose la sospensione dell’estrazione in un territorio campione, fino a quella definitiva due anni dopo.

Ci sarebbe da capire, poi, se questi vibroseis sarebbero autorizzati ad operare anche per le calli di Venezia, visto che, a detta del tribunale, questa “costituisce la tecnica meno invasiva di indagine della composizione del sottosuolo, dato che le eventuali alternative evidenziate nello studio di impatto ambientale (massa battente o esplosivo) si rivelano maggiormente impattanti, e in un tale contesto non appare pertanto giustificata la prospettazione da parte della Regione della necessità di una rinuncia alle attività previste da parte della ricorrente, perché una tale rinuncia comporterebbe il sacrificio dell’utilità perseguita dall’iniziativa”. In sostanza, da questo sembra quasi che si debba ringraziare la Northsun per non aver deciso di piazzare della dinamite per perseguire la propria utilità. Quale sia l’utilità, al momento, non sembra essere stato del tutto chiarito.

O meglio, il Tar ha accolto la teoria secondo la quale queste attività di ricerca non sono nacessariamente il primo passo verso una successiva estrazione, ma un interesse meritevole di tutela in sé: “L’attività di ricerca dell’eventuale presenza di idrocarburi – si legge nella sentenza – costituisce un interesse di per sé meritevole di tutela indipendentemente dalla effettiva possibilità di sfruttamento del giacimento”. Tralasciando il fatto che la presenza di idrocarburi nel sottosuolo della pianura polesana non è eventuale ma reale (se non bastassero le estrazioni del passato, interrotte a causa dei disastrosi effetti, nonché l’ingente mole di studi sull’argomento, basta un’occhiata alle tante pozze di acqua metanifera risorgiva) è il ragionamento che fa sorridere: è come se, di fatto, si dicesse un cliente di un supermercato che si aggira fra gli scaffali mettendo prodotti nel carrello non sta facendo la spesa perché non è ancora passato dalle casse.

“Non spetta alla Regione – spiegano i magistrati – ingerirsi nelle valutazioni che spettano solo al proponente circa la natura e l’entità delle utilità che intende ricavare dall’ottenimento del permesso di ricerca, dato che l’eventuale inutilizzabilità dei dati ottenuti dalle attività di ricerca a causa del permanere del divieto di realizzare pozzi e impianti per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi nel sottosuolo previsto dalla normativa vigente, rientra tra i rischi di impresa”. Certo, in punta di diritto, anzi “sul piano letterale” come si spiega nel dispositivo, non si può contestare nulla, quello che è certo è che i petrolieri australiani sentitamente ringraziano. Il loro carrello si sta riempiendo passando sopra alla volontà di tutte le istituzioni locali ed alla contrarietà manifestata a più riprese da cittadini e forze politiche di ogni colore. Non c’è dubbio che, con il portafoglio che si trovano in tasca, non avranno problemi a passare anche dalle casse.

Anche sul fatto che, come sollevato dalla Regione, sono mancate idonee campagne di informazione e sensibilizzazione delle popolazioni circa la natura delle attività oggetto dell’autorizzazione, il Tar ha dato ragione alla Northsun che sostiene che in questo stadio delle attività non è possibile svolgere tali iniziative, poiché l’area interessata è molto vasta (circa 300 chilometri quadrati), non sono ancora individuabili le aree specifiche di interesse e la maggior parte della popolazione non sarà coinvolta dalle indagini. Insomma, largo ai vibroseis ma senza dir nulla a nessuno.

Rovigoindiretta.it


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