Serravalle e dintorni...

SERRAVALLE: QUELL'ALBERO MI RICORDA DAVIDE...
- di Giovanni Raminelli -

 


Il grande albero di Natale proveniente dal giardino di Davide Siviero

Serravalle. Il grande albero di Natale che quest’anno orna la piazza Mazzini non ha solamente il potere di richiamare tutti, grandi e piccini, giovani e vecchi, alla festività che alla fine di ogni anno ricorda agli uomini di buona volontà d’essere più sinceri, meno attaccati al potere, più altruisti, maggiormente votati all’aiuto degli altri. Quest’anno l’albero non viene da boschi d’alta montagna, non giunge da vivai in fase di smantellamento, non viene da disboscamenti selvaggi.

Nel giardino della famiglia Siviero, in via Pivanti, quell’albero si era spinto in alto, in alto, forse per toccare il suo giovane padrone, là in cielo, rapito troppo presto alla vita: Davide. Davide Siviero era un giovane di Serravalle che aveva la pittura nel sangue. Una mano felice nel creare, nel decorare, nel dipingere. Aveva mosso i primi passi facendo qualche fugace apparizione nella non lontana saletta-atelier del mio vecchio cugino Imo Tonino Raminelli, che si accontentava di stendere un poco di colore senza badare ad arricchire con l’arte perché con le pennellate gratificava più se stesso dei possibili clienti.

Davide aveva i colori nell’anima e quando cominciò insieme al fratello a frequentare l’oratorio parrocchiale negli anni immediatamente successivi alla costituzione dell’Ente Palio, sprigionò una ricchezza di idee e di lavori che entusiasmavano per la carica cromatica e che lasciavano appagati per la bellezza delle immagini. Scudi con i simboli rionali, stendardi, stemmi, decorazioni di bandiere, drappelloni, il secondo meraviglioso palio di San Francesco e quello di Sant’Antonio di Padova, donati alla chiesa abbaziale-parrocchiale e ivi conservati e ammirati. Davide ha saputo tradurre in pittura un animo sensibile e ricco di emozioni. Prima di lasciare il mandato di Presidente dell’Ente Palio, nella seconda metà degli anni ’80, pur contrariato dall’allora autorità parrocchiale, gli chiesi di portare i suoi lavori nella Sala parrocchiale (poiché la parrocchia è di tutti), per una mostra nell’ambito dell’Ottobre Culturale. La rassegna gli avrebbe dato la possibilità di farsi conoscere ad un pubblico più vasto anche per il fatto che le iniziative dell’Ottobre Culturale venivano ampiamente e largamente pubblicizzate. Intitolai la mostra "L’Arte giovane" e stesi la presentazione delle opere. Fu un trionfo. Chi in quel torno di tempo si sforzava di vanificare gli sforzi organizzativi dell’Ente Palio Serravalle non poteva ignorare la bellezza dei personaggi, dei paesaggi, dei panneggi, dei visi realizzati da Davide.

Conservo gelosamente in casa un dono suo e del direttivo dell’Ente operante nel 1990, anno in cui lasciai la presidenza. Quando già la malattia lo aveva colto, gli chiesi di realizzare il dipinto raffigurante Santa Rita da Cascia per l’Oratorio di Convento. Un’opera di intensa e rara bellezza. E l’anno successivo gli fu commissionata una tela con Padre Pio per lo stesso Oratorio. Pure tale dipinto risultò una vera opera d’arte. Come ci ha ricordato papa Benedetto XVI "L'arte è capace di esprimere e rendere visibile il bisogno dell'uomo di andare oltre ciò che si vede, manifesta la sete e la ricerca dell'infinito. Anzi, è come una porta aperta verso l'infinito, verso una bellezza e una verità che vanno al di là del quotidiano. E un'opera d'arte può aprire gli occhi della mente e del cuore, sospingendoci verso l'alto."

Ora Davide, che nell’arte ha manifestato la sete e la ricerca di infinito, è in Cielo e il suo albero così alto e bello gli ricorderà Serravalle, il paese dove aveva tanti amici, un paese che non lo ha dimenticato perché qui, nonostante il dolore e la malattia, lui ha lasciato le tracce di un cammino ricco però di colore, di fantasia, di amore. Grazie Davide.

Giovanni Raminelli


5.12.13