Serravalle e dintorni...

BERRA: 10° SAGRA MONDIALE DEL BRUSCANDOLO
- 5 E 6 MAGGIO 2012 -

 


Il manifesto del Bruscandolo

Berra: "Cantano flebilmente gli uccelli come se piangessero il giorno che muore...». Così Ugo Foscolo raccontava nel suo "Le ultime lettere di Jacopo Ortis", il momento della cena di una famiglia residente nelle campagne venete, in una tiepida sera di maggio, con le donne intente a servire nei piatti la minestra di "bruscandoli", raccolti nei campi durante il pomeriggio. Il riferimento di Foscolo è appunto al "bruscandolo", termine dialettale ferrarese per indicare la parte apicale della pianta del luppolo, specialità diffusa nella tradizione culinaria veneta e ferrarese di un tempo.
E l'associazione cultura e spettacolo di Berra ha deciso di riscoprire e riproporre il valore gastronomico e culturale di questa particolare pianta selvatica, organizzando nei giorni 9, 10 e 11 maggio una vera e propria "Sagra mondiale del bruscandolo". Un evento di assoluta novità, un'iniziativa che non trova precedenti, tutta dedicata alla riscoperta delle tradizioni e dei sapori di un tempo. Così veniva presentata la prima edizione della "Sagra Mondiale del Bruscandolo" a Berra. Oggi, a distanza di 10 anni, l’Associazione Cultura e Spettacolo Berrese ferve nei preparativi della X edizione, un compleanno che riserverà qualche sorpresa.

La manifestazione verrà inaugurata sabato 5 maggio e, inserita nella tradizionale Fiera di Primavera, durerà 2 giorni. Organizzata dall’Associazione Cultura e Spettacolo Berrese ha come unico obiettivo la valorizzazione delle nostre tradizioni e della nostra terra. Il tutto all’insegna del bruscandolo e cioè i gettiti spontanei del Luppolo selvatico (Humulus lupulus), pianta avvolgente che nei boschi incolti forma intrichi invalicabili e cresce di 5 o 6 metri l'anno. L'erboristeria usa i fiori femminili "coni" che sono delle infiorescenze gialle, per usi vari ma specialmente contro l'insonnia. Sono invece usatissimi in cucina, per il loro delicato sapore, gli apici vegetativi colti a primavera (i bruscandoli, appunto) per frittate, minestre e altri usi. Tipico passatempo dei pensionati è raccogliere i "Bruscandoli " lungo le basi delle siepi a primavera ed in questi giorni che precedono l’inaugurazione i promotori della sagra si stanno attrezzando per la raccolta di diversi chilogrammi di bruscandolo, lungo le siepi della golena del Po, che serviranno per i "ricchi" piatti della manifestazione.

Questo "asparago selvatico" (altro nome che gli viene dato) ha molte proprietà rinfrescanti e diuretiche, come tutti i turioni primaverili. A sottolineare le caratteristiche ipocaloriche di questo alimento, si ricorda il modo di dire di chi, incontrando una persona particolarmente magra, la appellava così: "Mo ss'a màgnat, di bruscànduli?" ("Ma cosa mangi, dei bruscandoli?"). Un tempo, nei giorni di mercato, si vedevano ragazzini che vendevano piccoli mazzetti di bruscandoli, ai crocicchi delle strade di campagna. Quante volte abbiamo passeggiato lungo gli argini del Po, lungo fossi e canali, e quante volte ci sarà capitato di incontrarlo, ma non lo notavamo. Questa pianticella, esile e silenziosa, passava inosservata. Nei decenni passati veniva raccolta da coloro che nei "momenti di magra" la ricercavano per utilizzarla in cucina quale (pseudo) arricchimento di scarni piatti. Era parte di quel vasto ed umile patrimonio di tuberi, radici e germogli che rinvigorivano le povere tavole contadine. Pianta filiforme ed allampanata che ricorda l’asparago selvatico, ha arricchito la scarna cucina degli abitanti della Bassa (e non solo) fino a qualche generazione fa. Poi il benessere ha fatto sì che invece di dirigersi verso gli argini del Po ci si indirizzasse verso i supermercati per cui il bruscandolo è caduto nell’oblio. Ad ora le cose sono cambiate: dal maggio 2003 "al bruscàndul " è diventato il soggetto, l’attore principale di una originalissima sagra. Germoglio della parte apicale del luppolo selvatico, cresce in abbondanza lungo gli argini del Po. E’ un erba particolare che non ha gusto, bensì un flavour elegantemente amarognolo che permette di impiegarlo nelle più diverse ricette. Da cibo dei poveri a ingrediente ricercato di una cucina di qualità. Da erba (ai più) ignota e (dai più) ignorata a pianta studiata sotto una molteplicità di aspetti: botanici, biologici, gastronomici, cosmetici e fitoterapici. Da prodotto selvatico semisconosciuto a protagonista indiscusso di una manifestazione.

Info e prenotazioni: 348.0517784 oppure e-mail ariutti53@libero.it

m.b.


5.4.12